Il mio grazie!

Eccomi pronta a scrivere ancora, due giorni dopo aver festeggiato il mio compleanno. Scrivo a tutti, con la speranza di essere chiara e concisa e di farvi arrivare tutto ciò che sento.

Allora, come direbbero le nonne:”ne ho finiti 21″ .Qualche decennio fa, solo a questo punto della vita, potevo essere considerata maggiorenne, insomma… ero donna da ieri l’altro per la società, anzichè da tre anni.

Comunque… la Marcuc voleva ringraziare tutti quanti, anche se la giornata non è andata come previsto, sono contenta che mi abbiate ricordato e mandato un augurio.

Ma per essere più che corretta devo citare tutto ciò che mi è successo in questi giorni, ho deciso di iniziare dalla parte più ostica della faccenda… ma andrò via via migliorando, lo prometto! D’altronde sono solo dei ringraziamenti improvvisati, nati sull’onda sdolcinata e diabetica del momento. Quindi godetevi questa positività! Non durerà!

Come mia consuetudine DEVO necessariamente iniziare dalla cosa più brutta che mi sia capitata: quest’anno ho avuto a che fare con bestie. E non intendo mucche, cavalli, galline ecc. ma bestie che si fanno chiamare umani, le peggiori, insomma.

Si possono chiamare solo così coloro che approfittano della tua confusione, manipolano i tuoi bisogni e te li ritorcono contro facendoti affondare ancora di più. A loro va un grazie ironico e alcuni reali. So che può sembrare strano, ma sono una persona che può vedere vantaggio anche quando è tutto negativo.

Quindi, un grazie è perchè, nonostante tutto, quel fondo che mi avete fatto toccare è stata un’ottima base per risalire e per farmi rendere conto dell’amore che alcune persone provano per me. Un grazie è per avermi fatto capire che la mia umanità me la devo tenere stretta e che quello che voglio non sempre è frutto della mia coscienza. Un grazie è perché mi avete fatto capire che gli insegnamenti dei miei genitori incentrati sul rispetto e, soprattutto, sul rispetto della debolezza fisica e mentale altrui, non sono andati persi quando sono cresciuta. Un grazie è per avermi distrutta, con il mio completo e inconsapevole consenso, e di conseguenza per avermi dato la possibilità di riconoscere che, al mondo, le persone migliori sono quelle che ho scelto da tempo di avere al fianco. Avete giocato con la mia vita, con i miei problemi, mi avete rigirato come un calzino, avete nascosto la crudeltà sotto un divertimento sfrenato e dei sorrisi troppo aperti per essere considerati minacciosi. Vi ho invidiato, vi ho creduto, non rendendomi conto che per voi ero solo una delle tante sfide, che il mio dolore era irrilevante perchè c’era il gusto speciale del proibito. Grazie, quindi, per avermi insegnato come non dovrei mai essere.

Grazie a chi facebook ha ricordato del mio giorno speciale, e che poi ha sacrificato un pensiero e me l’ha dedicato sul diario.

Grazie a chi se lo è ricordato senza avviso e me lo ha fatto sapere.

Grazie a chi c’è stato fisicamente e a chi no, ma avrebbe voluto.

Grazie alle persone che hanno commentato la mia storia su EFP, che mi hanno fatto complimenti e che mi hanno incoraggiato a perseguire il mio sogno di diventare scrittrice. Sono stati dei regali davvero belli!

Grazie ai sei presenti ieri l’altro che mi hanno fatto ridere, (ubriacare) e divertire almeno per qualche ora.

Ma il ringraziamento più importante va a delle persone in particolare:

Sauro e Romina che 21 anni e due giorni fa si sono recati all’ospedale di Urbino sfidando la neve alta un metro che bloccava porte e strade. E, imprecando un po’ visto che era già da più di una settimana che dovevo nascere (ovviamente non avevo intenzione di farlo senza rompere le balle a mezzo mondo), avete subito capito che non sarebbe stato facile avere a che fare con me. Grazie perchè non vi siete arresi, grazie perchè mi avete dato una vita e un nome.

A zia Dani , che c’era ieri l’altro , c’era ieri , c’è sempre stata e sempre ci sarà. La mia forte e dolce zia, a cui non smetterò mai di guardare per un esempio perfetto, e a cui sarò legata per l’eternità da un legame più forte di quello del sangue. “Mi hai ringraziato per averti insegnato che il cuore e la passione vincono sempre e che ascoltarli è la giusta indicazione per vincere nella vita, ma io ti ringrazio per avermi ricordato quello in cui credevo quando me lo dimenticavo e per essere la donna fiera, forte e saggia che mi è stata accanto sempre.”

A Laura ed Irene, rispettivamente la mia famiglia di Bologna e il mio dono di Bologna. Così diverse e così speciali da farmi stupire ogni giorno di averle come amiche. “Grazie La’, che hai sfidato un dente del giudizio che nasce storto pur di venire a festeggiarmi. Se non ci fossi tu che mi sopporti, che mi assecondi, che non mi fai sentire in colpa quando rimando di un’ora lo studio, che imbastisci finte litigate in periodo premestruale, giusto per farmi sfogare, che ti rannicchi con me vicino al termosifone di casa in via Zamboni e chiacchieriamo fino a tardi. Grazie, grazie e grazie!

A te che non reggi le mie ore piccole e che PLL, in diretta americana, è una grossa fatica da seguire alle due di notte… ma non vuoi che poi te lo racconto il giorno dopo. A te, la mia donna di casa quando io sono l’uomo ( 😉 )! Ti voglio un bene dell’anima, ma la gola te la taglio comunque (per il regalo).

Grazie Irene! Te l’ avrò detto un milione di volte in queste vacanze e ancora non mi sembra abbastanza. Grazie di aver desiderato ardentemente esserci. Per me conta quello!

Grazie perchè il tuo sorriso, la tua bellezza, la tua gioia, e il tuo entusiasmo sono contagiosi e illuminano sempre il mio mondo grigio.

Grazie per i caffè insieme, per i consigli, per non farmi mai vergognare, per non giudicarmi; per il vestito che mi hai aiutato a scegliere, per gli appunti e per esserti fidata dei miei gnocchi panna,noci e speck, quel giorno di tanto tempo fa.

Grazie, Grazie e ancora Grazie per le chiacchierate in cui il dialetto romagnolo si è stretto la mano con quello marchigiano, per le risate che mi sono fatta quando ti ho chiesto se volessi una ‘cingomma’ e tu mi hai guardata attonita non capendo cosa fosse. Sappi che preferisco il vostro cicles.

Grazie perchè ti conosco da un anno soltanto, ma ti voglio già un gran bene.”

Infine a Enri, il mio paziente Tesoro, che mi ha asciugato lacrime di delusione e di gioia. Che c’era a mezzanotte e durante il giorno, a guardare Van Helsing e Roger Rabbit, che c’è da tre anni e più di sette mesi e che ci sarà sempre.

“Mi hai regalato il tuo amore anche quando non lo meritavo, hai fatto cose meravigliose in nome di questo amore prorompente e puro che provi per me. Sappi che, anche se il mio zampettare nella vita è maldestro e sbadato, anche se a fatti sono un po’ carente, sarai sempre al primo posto per me, sei stato, sei e sarai sempre la SCELTA ogni giorno e ogni minuto della mia vita.

Sono strafelice di averti al mio fianco, fisicamente o con il pensiero, e non vedo scopo più nitido e meraviglioso che preparare una vita che, senza portare sfiga, vivremo insieme fino alla fine.

Grazie perchè mi hai raggiunto in questo mondo così diverso dal tuo,e lo accetti, lo ami. So che è difficile gestirmi, capire, condividere la mia passione per certe cose e il rifiuto per altre. E’ stato un bel salto per te, ma sono felice che tu l’abbia fatto.

Grazie per donarmi carezze, baci, sguardi, quei tuoi meravigliosi sorrisi e le risate che sono tutte mie; grazie per assecondarmi, per passare il tempo a chiacchierare e per sopportare quando mi incavolo per futili motivi.

Grazie per non avermi mai lasciato per strada, accompagnandomi nella mia vita silenziosamente, ma essendo contemporaneamente una presenza che non posso e non voglio ignorare.

Grazie per la miriade di film che abbiamo guardato e non guardato insieme, grazie per i puzzle che abbiamo fatto, grazie per le schifezze che mi dici di non mangiare ma che poi, puntualmente, mi lasci mangiare, grazie per il Capodanno solo nostro che mi hai donato, sacrificando la tua voglia di stare in compagnia.

Grazie per volermi vedere nella versione migliore di me, per fare di tutto per non farmi tornare disperata ancora una volta, grazie di contare su di me quando l’ansia ti affoga.

Grazie per quegli sprazzi di dolcezza che squarciano il nero delle mie giornate e mi regalano il Paradiso.

Grazie che accetti che Harry Potter è la mia prima passione e, nonostante ti abbia fatto una ‘capatanta’ mi sostieni in questo fanatismo non troppo pericoloso. Grazie, quindi, per il Giratempo di Natale.

E grazie anche per la borsa del compleanno.(anche la tua gola è in pericolo!)

Grazie per avermi reso un punto di riferimento importante nella tua vita, sappi che tu sei il mio.

Grazie perchè sei uscito allo scoperto adeguandoti un po’ alla mia strana percezione della vita e regalandomi la tua. Grazie che sei con me, nonostante tutto quello che ti ho combinato. Ti amo tanto, Mo’!”

Un doveroso sguardo va anche a questi 365 giorni più due che sono passati. Uno sguardo va anche alla devastazione che ho vissuto, alle cose che ho capito, a quanto sono cresciuta. Uno sguardo va ai vecchi amici che ho lasciato indietro per occuparmi di me stessa, alle cose che ho detto e fatto, alle situazioni che ho deciso non avranno replica. Uno sguardo va ai libri che ho letto e amato, a quelli che ho studiato e amato un po’ meno, a quelle storie che mi sono entrate dentro e a quelle che, nel mio cuore, non ci entreranno più.

Uno sguardo va alla cuginetta e al nipote nati in questo 2013, e un grazie va ai loro genitori che me li hanno donati.

Non fingerò che quest’anno sia stato una passeggiata, forse è stato uno dei più duri e bui, ma, a volte, c’è solo un modo per capire come si deve crescere. Avrei voluto che certe cose non succedessero, che certe lacrime non scendessero e che certi incubi non scuotessero il sonno. Avrei voluto menare fendenti e dare sberle a destra e a manca, cercando di infliggere quel dolore che ho provato io ed altri. Avrei voluto proteggere tanta gente da me stessa e da altri, ma non ci sono riuscita. Avrei voluto continuare a credere che sono una persona buona ma ho solo scoperto che sono stata una persona debole.

Una frase mi sovviene sempre a tempesta passata, a lacrime asciutte, a singhiozzi estinti: “Tutte le cose cooperano al bene” (Rm 8,28) e in questo anno ne ho potuto constatare la intrinseca verità. Ho sofferto, molto, ho fatto soffrire, moltissimo. Ma ben presto ho capito che per ogni lacrima ci sono cento sorrisi, che per ogni battito mancato e per ogni stretta al cuore, ci saranno cento anni di felicità, se solo uno ha la forza di andare oltre la tempesta, se solo si è veramente forti da amare sul serio.

E ora posso dire che la felicità non è nella mia meta ma mi accompagna nel cammino della vita, posso dire che non sto cercando felicità ma che l’ho già trovata, nonostante tutto.

Ora posso dire che mi accetto, con i miei grossi difetti e anche con i miei altrettanto grossi pregi. Posso dire persino che mi piaccio, riconoscendomi in un paio di occhi verdi e capelli castani. Posso dire che se affronterò la vita come ho affrontato quest’anno, riuscirò persino a fare qualcosa di grande, ricordando che il dolore non dovrò rifuggirlo, ma accettarlo come parte del percorso.

Mi tengo il buono che ho ricavato, ritagliandolo ed elaborandolo da quel cattivo che non si è risparmiato.

Grazie ancora a tutti!

Sa’

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