La prima giornata d’estate

tramUna coperta a fantasia scozzese, di colore verde, è stesa su un prato pieno di margherite. Appollaiata in una posizione bizzarra vi è una ragazza, sulla ventina, tiene tra le mani un libro, non troppo voluminoso, e i suoi occhi scorrono da riga a riga. Qualche volta la bocca si piega in un sorriso, si oserebbe dire che i suoi occhi luccichino, sembra una bambina davanti ad un giocattolo nuovo.

Passa il dito sul bordo di una pagina, per girarla, ma lo ritira con uno scatto brusco esaminandolo; da una piccola ferita esce una goccia scarlatta, si è tagliata con la carta, una cosa all’ordine del giorno per lei.

“Ti sei tagliata ancora?”

Gli chiede un ragazzo seduto accanto a lei, anche lui con un libro tra le mani.

“Sì.”

 

“Strano!”

 

“Mi conosci, signor Polemico!”

La ragazza porta il dito ferito alle labbra e succhia, smette presto di sanguinare.

“Eddai! Avrai le mani tutte sporche, che cavolo le metti in bocca?”

Protesta il ragazzo guardandola con un sopracciglio alzato.

“Mammamia che palle che sei! Il sangue è il mio, non dovrebbe uscire e quindi lo riporto dentro, per quanto riguarda i batteri sono piuttosto sicura che i miei anticorpi funzionino alla perfezione.”

 

“Serve parlare con te?”

 

“Non direi.”

La ragazza ride e poi ritorna alla lettura, ma i suoi occhi, in quella breve pausa per il pronto intervento, hanno catturato un’altra immagine, non più bella solo più concreta. Le ci vuole poco per passare da una cosa all’altra, lo sanno tutti, spesso risulta inconcludente nelle cose che fa per piacere e non per dovere.

Il libro viene chiuso e posato sulla coperta, i piedi calzano un paio di infradito vecchie e la ragazza si alza seguita dallo sguardo del ragazzo.

La suola in gomma appiattisce l’erba verde sotto i suoi piedi, che si rincorrono svelti di passo in passo per raggiungere un albero in particolare. Non viene subito seguita dal ragazzo, che rimane steso sulla coperta a leggere, ma a lei non importa, tra quei rami, in quel giardino, ci è cresciuta. Ne conosce a memoria pericoli e luoghi sicuri.

Dei frutti irregolarmente sferici caricano i rami, sono ancora acerbi, ma a lei piacciono così. Non pensa a saltare per raggiungere i rami più bassi da terra, sale direttamente sopra una catasta di mattoni rossi, particolarmente pericolante. Lo ha fatto un migliaio di volte.

Le ciabatte non le sono di alcun ostacolo, potrebbe compiere quella scalata anche con un tacco dodici, sa perfettamente i punti che può sfruttare e quelli in cui deve evitare di posare il piede. Si allunga ad afferrare i rami appesantiti, strappa con sicurezza una ventina di frutti e se li intasca gongolando soddisfatta, si sente un’atleta esperta, per lei è sempre stato così.

Un mattone vibra pericolosamente sotto la pressione del suo piede. Non sussulta, non le manca un battito, non prega Dio di salvarla dalla morte orribile che la aspetterebbe se cadesse sulle lamiere arruginite sotto l’albero; sposta semplicemente il peso sull’altro piede e, non contenta delle conquiste fatte fino a quel momento, si allunga verso un altro ramo e raccoglie altre “Rustichelle” , come le chiama lei.

“Guarda come cadi…”

Il ragazzo l’ha raggiunta. Conoscendola sa che lei e le situazioni potenzialmente pericolose non vanno molto d’accordo. Non sale con lei, l’aspetta a terra, le mani sui fianchi e un sopracciglio leggermente alzato, quasi di sfida.

La ragazza gli sorride e si sposta sul limitare di quella strana costruzione. Alcuni mattoni ballano sotto i suoi passi, ma lei procede sicura.

“Salgo qua sopra da quando avevo cinque anni, penso di riuscire a cavarmela!”

Lui la guarda scettico.

“Purtroppo io ti conosco, non riesci a star dritta neanche su superfici piane e sicure, pensa su questo ammasso di mattoni pericolanti.”

Gli porge la mano per aiutarla a scendere, ma lei la scansa.

“Lascia perdere, riesco da sola.”

 

“Hai le mani piene.”

Fa notare lui.

La ragazza salta e atterra in totale sicurezza sul terreno in pendenza.

“Sono campagnola, me la so cavare… e poi i graffi non sono mai stati un problema per me. Vuoi una rusticella, Mo’?”

 

Dice la ragazza e ne addenta una, mentre il ragazzo ne prende un’altra dalle sue mani; non fa smorfie strane per l’asprezza, al contrario di lui, le piace sentire il sapore forte della frutta acerba, le sembra quasi di sentire il sapore graffiante del colore verde, il suo preferito. Non sa spiegare come sia possibile assaggiare un colore, ma se dovesse esserci un modo lei è convinta che sia quello.

In quel momento, mentre risalgono il giardino per andare verso il muretto che volge sulla vallata, lui la guarda come ammirato. Non l’ha mai vista come una ragazza agile e atletica; sa, dalle sue parole, che l’unico sport in cui andava bene era il nuoto, ma erano oramai dieci anni che non si tuffava tra i fluttui clorati di una piscina, e lui, di certo, non l’aveva mai vista macinare metri a forza di bracciate. Ma in quel luogo, nell’abbraccio verde del giardino di casa sua, riusciva a vederla finalmente sicura, nel posto giusto, elegante e di una forza che, quando si trovavano in altri luoghi e situazioni, doveva solo ipotizzare che fosse insita in lei.

Lui sa che lei, nella mondanità, non si ritrovava, che i tacchi alti le piacciono molto ma che non li sa portare. Sa che i capelli li tiene sempre raccolti in una coda perchè le “impicciano”. Sa che la matita colata, i piedi scalzi, le maglie larghe e qualche sbaffo di penna a colorarle le mani, sono la sua naturale manifestazione. Sa che per farla ridere le basta una battuta triste, un po’ di solletico o la serie tv Scrubs; sa che quando è offesa può vedere chiaramente i suoi occhi spegnersi; sa che una carezza, un bacio preso con una forza che sa di dolcezza, possono rimettere in ordine il suo mondo.

Sa tanto di lei…

Ama tutto di lei?

In quel particolare momento pensa che non possa esistere qualcosa di migliore; un momento che durerà?

Il ragazzo avvolge la vita della ragazza da dietro e la stringe a sé, un bacio si posa tra il suo collo e la sua spalla. Lei chiude gli occhi e sorride, si vede chiaramente quanto stiano bene.

A far da cornice a questi due ragazzi, una sfera rossa ed incandescente viene inghiottita dall’orizzonte, in un tramonto che sancisce la fine della prima giornata d’estate.