La stronza scrive.

Non so come salutarti, se con un semplice “ciao” o un rispettoso “buona sera” , che poi, alla fine, di rispetto non te ne devo neanche un po'; dimmi tu come si saluta qualcuno che ti ha rubato l’adolescenza, qualcuno che ti ha rovinato il mondo intero.

Io non lo so.

Fa strano vederti sorridere, parlare con altri, persino giocare nella stessa squadra, fa strano pensarti ancora come una persona che merita un saluto, un sorriso o una semplice parola.

Si dice spesso che tutto l’odio del mondo non può cancellare neanche un solo gesto d’affetto, ma comincio a dubitare di questa frase, perchè il tuo odio mi è rimasto addosso, ci convivo ancora adesso.

Sono dell’opinione che non bisogna mai sottovalutare l’amore, ma sono altrettanto convinta che non bisogna sottovalutare i danni del disprezzo e dell’odio; raramente si riempiono ferite così profonde, raramente ti rimetti in piedi completamente quando subisci le cose che ho subito io, in un periodo in cui il mondo ti da fastidio di suo e non hai bisogno di qualcuno che ti dia altri motivi per chiuderti ad esso.

Mi basterebbe averti qua davanti e, semplicemente, chiederti: “Perchè?”

Probabilmente il tuo intelletto, di poco superiore a quello di un gorilla, non riuscirebbe subito a capire a cosa mi stia riferendo, con la tua espressione da ebete chideresti a tua volta: “Perchè, cosa?”

Così mi accontento di scriverlo qui, di non guardarti negli occhi e di rassegnarmi al fatto che non chiederai mai scusa per ciò che hai fatto.

Perchè delle scuse me le meriterei e ne ho veramente bisogno, vorrei scrollarmi di dosso questa rabbia che mi avvelena e che porto dietro da ben otto anni.

Ho un difetto molto grosso, ragazzone, le parole, i pensieri e i gesti mi attraversano, non mi accontento di farlmeli scivolare addosso, mi travolgono ed è molto difficile che dimentichi qualcosa. E, quello che hai fatto, ha distrutto molte cose, cose a cui tengo sul serio. Chiedi alla gente che mi sta intorno ora, daranno conferma.

Sei abituato alla Sara che non pretende, che non chiede mai nulla, nemmeno il rispetto; sei abituato alla Sara che non combatte, che non si arrabbia per gli insulti, che piange nascosta in camera sua, che non smette mai di dare, che non porta rancore.

Ma il rancore è arrivato! Forse troppo tardi, forse in un momento della vita in cui non dovrebbe esserci…

Non ho mai dimenticato chi mi ha fatto dubitare di me stessa, chi scappava quando mi vedeva e urlava “stronza”, chi disinfettava le cose che toccavo; gli effetti di questo odio li ho portati dentro, nascondendoli sotto uno spesso tappeto, fatto di sorrisi finti e lacrime trattenute. Avrebbero potuto rimanere lì, coperti alla mia vista e a quella degli altri, facendo in modo che fingessi di essermeli lasciata alle spalle.

Purtroppo per te, quel tappeto si è lacerato, le macerie dell’ adolescenza sono tornate prepotentemente nella mia vita, ferendomi ancora una volta e tagliuzzando quello che di più bello avevo conquistato.

Ti sorprenderà sapere che tutto sta andando alla grande, che il brutto anatroccolo è quasi diventato un cigno. Strana la vita, eh? Ho trovato qualcuno che mi ama, qualcuno che mi trova bella, ho degli amici che mi vogliono bene e mi stimano, sono una studentessa universitaria e sto progettando un futuro che viaggi in prima classe. Nonostante te.

E allora perchè sento il bisogno di scriverti ancora? Perchè quando ti vedo avrei voglia di picchiarti a sangue?

Non fai più parte del mio mondo, non influenzi più niente. Ma lo hai fatto in precedenza. Mi hai sempre indotto a credere che nessuno, in questo pianeta, avrebe pututo amarmi, avrebbe potuto trovarmi bella. Lo credevo…e non mi rincuorava sapere che in questa terra siamo circa sette miliardi di individui e che non tutti sono idioti quanto te.

Ti ho smentito, anche se non lo sai e non ti interessa, e dovrebbe bastarmi. Ma non è così. Forse nel corso della vita avrò la mia rivincita su di te, la sto aspettando da otto anni, o forse, con te, avrò la domostrazione che essere dei testa di cazzo ripaga, che la vita è ingiusta; non so davvero che cosa mi aspetti.

Devo però citare una cosa positiva.

Avevo 19 anni quando i detriti sono tornati a galla, e tu non facevi più parte della mia vita da tre anni, mi hai messo al tappeto ma ho imparato qualcosa di importante nella mia malattia: sono forte.

Non lo sono perchè sorridevo quando volevo piangere, perchè fingevo di stare bene; lo sono perchè ho accettato il fatto che mi hai distrutto e non l’ho nascosto. Ho preso in mano i cocci e ho ricomposto tutto in qualcosa di meraviglioso che non vedrai mai, ho trovato la voglia di essere migliore per le persone che lo meritano, perchè mi sono detta che posso dare qualcosa di speciale alla gente e che, di questo qualcosa, tu sarai sempre sprovvisto. E mi dispiace per te.

Quindi, ripensandoci, è questa la mia rivincita.

Non cordialmente,

la Stronza

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